Negli anni Trenta l’Italia era un Paese quasi totalmente analfabeta, e questo fatto rappresentava un problema un po’ per tutti, ma in particolare per le case di produzione di Hollywood, che mandavano i loro film in giro per il mondo accompagnati da didascalie testuali (una sorta di prototipo dei sottotitoli), ma in Italia nessuno andava a vederli perché nessuno sapeva leggere. Per evitare di perdere una bella fettina di mercato, nel 1931 la Metro-Goldwyn-Mayer decide di ingaggiare l’attore italoamericano Augusto Galli (che un paio di anni prima aveva preso parte al primo esperimento di doppiaggio della storia) che, insieme alla moglie Rosina e ad altri attori, è un pioniere della grande tradizione italiana del doppiaggio. Già da questa storia si capisce che agli italiani non è mai andato giù di guardare i film in lingua originale, ed è per questo che anche oggi la maggior parte delle sale cinematografiche proietta materiale doppiato. Questa usanza è stata anche quasi ok per tanti anni, ma da quando i film hanno iniziato a girare su Internet o sui canali pay-TV in lingua originale, e soprattutto da quando la percentuale di analfabeti è diminuita così drasticamente, in molti si chiedono che senso abbia che l’Italia si incaponisca ancora così tanto sul doppiaggio, e sempre più persone cercano sale che proiettino i film in lingua.

A Milano l’unica sala che rifiuta in toto il concetto di doppiaggio è la stessa che, negli ultimi anni, si è fatta riconoscere come l’unico spazio a Milano, e uno dei pochi in Italia, in cui è possibile vedere film più ricercati, quelli che i multisala non li vedono neanche con il cannocchiale. Da quando la gestione della sala è stata presa in mano da Paola e Monica di Barz and Hippo, il Beltrade è diventato un punto di riferimento non solo per il quartiere (quello che i milanesi ultimamente chiamano NoLo), ma per un sacco di persone, soprattutto giovani ma non solo, interessati a un certo tipo di cinema.

“Prima di lavorare qui gestivamo due sale comunali, una a Rho e l’altra a Cologno,” mi racconta Monica. “Paola si occupava di programmazione di sale e arene estive già da tanti anni. Conoscevamo il Beltrade e in particolare uno dei volontari, Andrea Confalonieri. A un certo punto, tramite lui, abbiamo iniziato a collaborare alla gestione della sala. Ai tempi il cinema si trovava in una situazione difficile per via del passaggio al digitale: con la programmazione che avevano, di tre o quattro proiezioni settimanali, non si potevano permettere di acquistare un proiettore digitale. Così li abbiamo aiutati a vincere un bando di Fondazione Cariplo e da quel momento abbiamo iniziato ad occuparci in toto della gestione della sala, sempre con la collaborazione di alcuni volontari della parrocchia.”

Foto di Alice Gemignani

“Abbiamo capito che non aveva senso continuare con la gestione precedente, perché comunque si tratta di un cinema di periferia, poco importante, a cui le grosse case di produzione non danno le prime visioni, quindi puntando ai blockbuster ci saremmo tirate la zappa sui piedi. Allora abbiamo iniziato a pensare di proiettare film diversi, indipendenti, di piccole distribuzioni. In questo modo i film non sarebbero dovuti passare da tutte le altre sale, prima di arrivare da noi. Abbiamo visto che qualche spettatore interessato c’era e quindi abbiamo spinto sempre di più in questa direzione. Uno dei primi distributori con cui abbiamo lavorato è Cineclub Distribuzione Internazionale. Il loro Parada è stato il primo film che ha avuto un ottimo successo al Beltrade, e da lì abbiamo iniziato a capire che a Milano c’era un pubblico interessato a cose diverse, a film che non trovi in altre sale della città perché non sono appetibili commercialmente, e poi proiettati in lingua originale con i sottotitoli.

Da subito eravamo sicure che tenere i film in lingua originale potesse funzionare, perché chi ha sperimentato la lingua originale nei festival o su internet conosce la differenza e non ha più voglia del doppiaggio. Per noi il film in versione originale è il vero film, il film doppiato è un’altra cosa, anche quando il doppiaggio è buono—ma spesso il doppiaggio è orrendo. Abbiamo anche un grande pubblico straniero che viene o perché il film è nella sua lingua o perché essendoci i sottotitoli gli riesce più facile capirlo, ma soprattutto abbiamo un pubblico giovane—i giovani sono abituati a vedere i film in lingua originale. In generale abbiamo un pubblico molto più giovane di quello che si vede in altre sale.”

“Poco dopo aver inaugurato questo nuovo corso, continua Monica, “è successo che dovevamo smontare un film che avevamo già da un po’, La Leggenda di Kaspar Hauser, perché ci avevano proposto un altro film molto bello, Arrugas. A noi però dispiaceva smontarlo, quindi abbiamo deciso di proiettarli tutti i giorni entrambi. Se fossero stati film di grandi distribuzioni non avremmo potuto fare questo trucco: hai il loro film, devi proiettare solo e soltanto quello. Invece con i film indipendenti abbiamo potuto aumentare via via il numero di proiezioni quotidiane, fino ad arrivare agli attuali sei o sette film al giorno. Ci siamo rese conto che la multiprogrammazione funzionava: in questo modo possiamo dare continuità ai film per un periodo abbastanza lungo. Un piccolo film che non riesce a sostentarsi da solo potrebbe stare in sala solamente tre o quattro giorni e non farebbe in tempo ad attivare il passaparola, invece con questo sistema possiamo tenere in sala film di richiamo o che trovano più facilmente il loro pubblico, farli ruotare di orario ogni giorno e alternarli ai film che hanno bisogno di un po’ più di tempo per essere metabolizzati. In questo modo ogni film ha un tragitto migliore, che a un grande distributore potrebbe far storcere il naso, quando in realtà sul lungo periodo funziona abbastanza bene, per certe tipologie di film.”

Foto di Alice Gemignani

Grazie al nuovo corso, il Beltrade è diventato un punto di riferimento per molti in città, e il centro nevralgico di NoLo. “All’inizio,” mi dice Monica, “sembrava che se la volessero menare dicendo “siamo la nuova Soho”, in realtà darsi un nome è un altro sintomo di crescita, condivisione e consapevolezza, dell’acquisizione di un’identità creata dagli abitanti stessi del quartiere, non dall’alto. Questo finisce per aumentare le sinergie tra gli abitanti di questa zona, le possibilità di collaborazioni e quindi la nascita di nuove realtà.”

Per alimentare, letteralmente, la vita di quartiere, le ragazze del Beltrade hanno deciso di portare nella piazza davanti al cinema un gruppo di acquisto solidale. “Ovviamente non l’abbiamo fatto solamente perché per noi è comodo fare la spesa qui, ma soprattutto perché crediamo che, un po’ come il cinema è diventato un punto di riferimento semplice, familiare, amichevole per la condivisione culturale, sarebbe stato bello nutrire anche il corpo di chi viene al Beltrade, creando un altro momento di condivisione. E poi è un approccio alla produzione e alla distribuzione del cibo esattamente in linea con quello che abbiamo con produttori e distributori cinematografici.”

*5 posti di Milano consigliati dal Beltrade:

3001 LAB: una galleria dei nostri amici con cui abbiamo distribuito Alamar, come noi appassionati di cinema e arte, che hanno anche il bed&breakfast Rossosegnale.

SPAZIO B**K: forse la libreria più interessante di Milano

SAN BERNARDINO ALLE OSSA: una chiesa impressionante ma molto affascinante

AL TEMPIO D’ORO: all’aperitivo o a cena questo posto è un must per chi passa per NoLo

BICI&RADICI: un ibrido interessante tra un’officina ciclistica e un fiorista.



CINEMA BELTRADE
ViaVia Nino Oxilia 10, Milano
☎︎ 02 2682 0592

Metro M1 Pasteur
Bus 87 Via F. Aporti Via Varanini
Tram 1 Piazza Morbegno

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