Quando è nato Gattó, ormai tredici anni fa, ci si metteva un po’ a capire di cosa si trattava. Ai tempi, la via in cui aveva aperto non era certo una zona hip della città, e il locale aveva una strana forma ibrida: un’agenzia viaggi in cui potevi comprare abiti e che sul retro nascondeva un ristorantino. In quegli anni Milano era decisamente più provincialotta di com’è adesso, e uno spazio polifunzionale, che oltretutto metteva insieme attività apparentemente scollegate tra loro, mandava un po’ in tilt gli abitanti del quartiere, nel modo in cui ti mandano in sbatti tutte le cose che non capisci al primo colpo. Passano gli anni e Gattó cambia, la parte ristorante, prima nel retro, prende sempre più piede, fino a “mangiarsi” prima l’agenzia viaggi e poi lo shop, e anche i vicini di casa di Gattó si rendono conto che forse non c’era bisogno di capire quel posto, quando bastava viverlo. Oggi Gattó è principalmente un ristorante, ma sarebbe lo stesso ingiusto definirlo solo così. Basta sedersi una sera a uno dei suoi tavoli per rendersi conto che è più come essere ospiti di una famiglia di amici. Qui a fare gli onori di casa è Olly, che più che aver preso in mano l’attività ci ha preso proprio casa. “Sì, io vivo qui dentro, cioè qui ho l’armadio, ci ho portato molte cose da camera mia, e poi ho tutto quello che voglio da bere e da mangiare… Se devo scegliere un posto dove stare, scelgo Gattó ad occhi chiusi.”

Foto di Alice Gemignani

Ci sediamo a un tavolino della parte esterna di Gattó, tra un cliente e l’altro che ci interrompe per salutarla, e Olly ci racconta com’è nata l’idea e come si è evoluta negli anni: “Questo posto nasce perché mia mamma aveva un’agenzia di viaggi in questa zona e mia sorella maggiore Valeria cucinava come una divinità. A un certo punto i miei hanno deciso di unire le due attività: nella loro idea, tu venivi qui a prenotarti un viaggio, poi facevi un salto nel retro e ti mangiavi qualcosa di buono. E poi c’ero io, che ho iniziato a lavorare qui dentro vendendo oggetti, vestiti, ecco perché “Gattó. Robe, viaggi, cucina”. I miei genitori venivano da mondi lontanissimi a quello della ristorazione, se non forse che mia mamma cucinava benissimo (sai, è napoletana, è per questo che Gattó ha una fortissima matrice partenopea, che le mie sorelle sentono fortissimo, mentre io mi sento più milanese, come mio padre). Poi Valeria è andata in maternità e ci è rimasta praticamente da sette anni, dato che appena finiva faceva un altro figlio, e pian piano quasi tutta la mia famiglia si è spostata altrove, tranne la mia gemella Angie che sta in cucina, e me, che mi sento male se devo stare un giorno lontana da Gattó. In compenso ci siamo portate dietro i nostri fidanzati storici: in cucina c’è Fabrizio, che è l’ex di mia sorella, e qui c’è Brian, il mio ex, che ora è il mio socio.”

“Sai, avrei potuto fare altro: mi ero iscritta all’università, facevo la stylist, ma in realtà sentivo che questo posto mi chiamava. Me ne rendevo conto quando i miei dovevano andare via da Gattó e mi chiedevano di sostituirli: io VOLAVO. Prendevo il motorino e mi precipitavo qui. Era proprio casa. E proprio come una casa, lo cambiamo sempre, spostiamo i mobili tutti i giorni. A un certo punto l’agenzia di viaggi abbiamo dovuto chiuderla, anche perché con Internet, con la crisi, non aveva più molto senso. A un certo punto a Milano c’è stato un momento in cui le persone, guardandosi in tasca, preferivano rinunciare a un maglione ma godersi una cena con gli amici, quindi piano piano il ristorante è emerso ed è diventato quello che è oggi. Dove una volta c’era l’agenzia viaggi, oggi c’è il ridotto, che è questa parte in cui facciamo gli aperitivi e soprattutto facciamo la serata di concerti il lunedì. Insieme a Enrico Molteni, che ha un’etichetta indipendente, La Tempesta, ho iniziato a organizzare piccoli concerti qui davanti. Erano cose semplici, inizialmente le concepivamo come feste per due amici, avevamo scelto il lunedì semplicemente perché era il giorno in cui a Milano non c’era nulla. E io che nella vita ho un obiettivo, che è quello del Presobenismo Forever (#PB4E), sono contro la tristezza perché credo nella felicità, ho pensato che non fosse giusto che il lunedì fosse un giorno triste, tutto dedicato al lavoro, e quindi il lunedì poteva essere un giorno di festa. Al primo concerto che abbiamo fatto, mi ricordo, avevamo imballato tutta la via, era venuta così tanta gente che abbiamo deciso di rifarlo il mese successivo, e poi due volte al mese, poi una volta alla settimana. Così siamo diventati un posto in cui si fa musica. Che non è raro a Milano, ma forse è raro fare questo tipo di concerti, totalmente gratuiti. La programmazione musicale è affidata a Barnaba Ponchielli, che mi ha dato una mano da subito.”

Foto di Alice Gemignani

“La cucina è partita con Valeria che ha modificato alcune ricette di mammà, alleggerendole, rendendole anche un po’ milanesi, ma mai fighette. Da noi vieni se vuoi mangiare bene piatti semplici, e questa è la chiave della nostra cucina. Fabrizio Barrilà, il nostro chef, è stato cresciuto da mia sorella Valeria, quindi non ti dico che non si è sentito quando è andata via, ma quasi. Per noi alla fine l’importante è che le materie prime siano sempre le migliori che possiamo avere, altrimenti non mettiamo il piatto in menu, semplice. L’unico piatto che non potremmo mai togliere è il “Gattó”—un giorno è capitato che non ci fosse e abbiamo rischiato il linciaggio—ma gli altri piatti tendenzialmente variano sempre a seconda degli ingredienti. Alla fine è un posto in cui vieni per sentirti a casa, e neanche a casa vuoi mangiare tutti i giorni la stessa cosa, quindi è giusto cambiare ogni giorno. E quindi insomma la cucina è il motore di Gattó, senza la quale non sarebbe un ristorante particolare, sarebbe soltanto un posto in cui ti senti a casa, ma non basta. L’anima di questo posto è una famiglia, cioè qui tutti quelli che vengono a lavorare diventano nostri amici. Ce la prendiamo comoda, ci mettiamo turni di lavoro più sostenibili, piuttosto prendiamo una persona in più, ma vogliamo che questo posto mantenga lo spirito di un’oasi in questa città di squali, che fra l’altro si mangiano tra di loro, è una catena alimentare insostenibile, che qua non c’è. C’è uno scambio umano molto forte, e si sente.”

Gran parte del merito di questo clima è di Olly, lo si vede da come chiacchiera con i suoi clienti, che chiama per nome, “eh, perché sono miei amici. Ho un’ottima memoria fotografica, riconosco chi non è mai venuto. Lo sgamo subito. Conosco tutti i miei clienti, e questa cosa li fa sentire subito a proprio agio. E il rapporto che ho con i milanesi è lo stesso che ho con Milano. Io non la vedo come una città chiusa e snob, la vedo proprio come casa mia.”

Foto di Alice Gemignani

La zona di Gattó, negli ultimi anni, è cambiata tantissimo, mi racconta. “Quando abbiamo aperto eravamo totalmente fuori contesto, questa era una zona residenziale in cui non c’erano bar o ristoranti. Io abitavo qua sopra con Brian, che allora era il mio ragazzo. Mi incazzai tantissimo quando i miei decisero di aprire proprio qui sotto, sembrava fatto apposta. Ho visto cambiare questa zona guardando com’è cambiato il nostro rapporto con i vicini, coi vecchietti del palazzo. All’inizio ci mandavano i carabinieri se facevamo casino alle nove di sera, ora siamo grandi amici.

*5 posti di Milano consigliati da Olly

VILLA INVERNIZZI: dove ci sono i fenicotteri. Li amo, ogni tanto vado a trovarli e mi cambiano l’umore.

LACERBA: Un posto dove si beve sempre bene.

BACKDOOR43: il posto più piccolo del mondo, si entra massimo in tre e puoi scegliere la musica con cui accompagnare la serata.

JOHANN SEBASTIAN BAR: il posto più bello di Milano, semplicemente.

AKWABA: il ristorante africano di Patricia, che tiene aperto fino alle cinque di notte, io vado a fare serata poi vado là e son felice.



GATTÓ – ROBE E CUCINA
Via Castel Morrone 10, Milano
☎︎ 02 7000 6870

Aperto
Lun-Sab 12:45–15, 18:30–23

Metro M1 Porta Venezia
Tram 5, 19, 33 P.za Adelaide di Savoia

Bus 54, 61 C.so Indipendenza Via Bronzetti
Bus 60, 62 Via Castel Morrone Via Modena

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