Ripeti “Blu di Genova” velocemente per 10 volte e ti sarà chiaro di cosa stiamo parlando. Capito?

Tre secoli prima di Levi Strauss il tessuto dei jeans già esisteva e si chiamava – non a caso – “bleu de Gênes” (Blu di Genova).
Genova non è mica diventata una delle quattro Repubbliche Marinare soltanto perché era brava a navigare! I marinai della flotta genovese avevano una tuta niente male per l’epoca: il jeans era infatti un tessuto iper resistente, perfetto per le lunghe navigate.
Da qui al Blu Jeans il passo fu breve: nel 1700 Genova iniziò ad esportare il jeans verso l’America, il resto della storia la conosciamo e la portiamo sul sedere tutti i giorni.

Tutti sappiano che grazie alla spedizione dei Mille l’Italia divenne l’Italia, qualcuno saprà anche che tale spedizione partì da Genova e che a capo di questa c’era Garibaldi. Ma di sicuro nessuno sa che sotto la camicia rossa il compagno indossava un forte e resistente paio di blu jeans.

Non ci credi? Sono al Museo Centrale del Risorgimento a Roma!

Comunque, senza bisogno di andare fino alla capitale, a Genova c’è un luogo magico che conserva tutta la storia dei jeans: il Museo Diocesano. Qui puoi trovare 14 tele raffiguranti la Passione di Gesù datate 1500 e provenienti dall’Abbazia benedettina di San Nicolò del Boschetto in Val Polcevera.

Queste tele vennero commissionate dai monaci benedettini per essere esposte sulle porte della chiesa nel periodo della Quaresima ma si sa: a Genova tira una marea di vento misto salsedine e il cotone non sarebbe stato un buon materiale. Per questo motivo Teramo Piaggio, pittore quasi sconosciuto ma autore di quest’opera, scelse di dipingere la stoffa che i suoi parenti marinai indossavano ogni giorno: il jeans, resistente alla pioggia e alle intemperie.

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