L’Isola Comacina è l’unica isola del Lago di Como, per questo bisogna trattarla come una vera star: immaginati un parco archeologico quasi incontaminato, con una superficie di soli sei ettari (l’isola è lunga circa 600 metri e larga appena 200, crediamo che sul Lago stesso ci siano ville molto più grosse) ma densa di storia e ricoperta da una rigogliosa vegetazione tipicamente mediterranea. L’Isola è di origine glaciale, il suo “papà” è il ghiacciaio Abduano.
Dagli abitanti del vicino comune di Ossuccio, la Comacina viene ancora chiamata el castell, forse per via di San Pietro in Castello, una delle chiese edificate sull’isola. Oggi delle chiese edificate tra XI e XII Secolo—la Basilica di Sant’Eufemia, Santa Maria del Portico, San Pietro in Castello e quelle dei Santi Faustino e Giovita—non rimane molto. L’unico edificio ancora integro è la chiesetta barocca di San Giovanni che contiene al suo interno resti di murature romane e tardoromane, parte di fondazioni di una cappella romanica e resti di un battistero del V secolo. Come avrete capito, quest’isola da sempre racchiude qualcosa di molto speciale per chi ama l’arte, tanto che si dice che fu il luogo d’origine dell’arte comacina, che confluendo nello stile lombardo contribuì a generare il grande filone del Romanico.
Forse è proprio perché si tratta di un’isola che questo piccolo angolo di mondo riesce a conservare così bene tutta questa storia, ma in realtà c’è un altro segreto: l’isola Comacina è proprietà privata. Augusto Giuseppe Caprani, il vecchio proprietario, la cedette nel 1917 al re Alberto I del Belgio che probabilmente non sapeva che farsene dato che la rimbalzò quasi immediatamente indietro allo Stato Italiano (molti di noi se la sarebbero tenuta, quindi grazie Alberto). Lo Stato, a sua volta, cedette l’isola all’Accademia di Belle Arti di Brera, il cui presidente Giovanni Beltrami prese l’impegno di realizzarvi un villaggio per artisti (italiani e belgi) e un albergo. Ora su questa piccola isola potrai trovare, oltre alle chiese e ai reperti storici, una locanda, costruita nel 1964, e tre villette.
Se qualcuno ti dicesse che l’isola è maledetta, potresti sicuramente rispondergli che non ci credi, e in linea di massima avresti pure ragione, non fosse che la Comacina è stata effettivamente maledetta da un certo Vidulfo, Vescovo di Como, che in seguito a una serie di baruffe politiche che avevano interessato l’isola (a quanto pare gli abitanti della Comacina flirtavano con Milano anziché con Como) decise di somunicarla con queste parole: “Non suoneranno più le campane, non si metterà pietra su pietra, nessuno vi farà mai più l’oste, pena la morte violenta.” Suona greve, no? Forse sì, ma non per tutti. Sprezzanti del pericolo, nel 1948 Carlo Sacchi e Sandro De Col contattano Lino Nessi proponendogli di impiantare una Locanda nell’isola, che da quando era stata maledetta era abitata solo da serpi. Poco dopo aver avuto questa brillante idea, Sandro De Col muore per un incidente sulla moto d’acqua, di cui era campione, Carlo Sacchi viene ammazzato dalla sua amante, la contessa Bellentani, e il povero Lino Nessi si ritrova da solo con una bella gatta da pelare. Consigliato da Francis Dale a non demordere e a dare pan per focaccia al signor Vidulfo, Lino si convince a praticare il “rito del fuoco” per togliere dall’isola quella scomodissima maledizione. Da allora non ci furono più eventi disgraziati e l’isola tornò ad essere una meta prediletta per artisti, scrittori e personaggi del mondo dello spettacolo. Si dice che Hitchcock amasse la Comacina e adorasse starsene seduto nella sua unica locanda ad ammirare il paesaggio per prendere ispirazione per i suoi film (d’altronde il Maestro del terrore non poteva che trovarsi da dio su un’isola maledetta).
Oggi la locanda ha mantenuto le tradizioni e il menu cambia a seconda degli ortaggi a disposizione, ma quello che rimane invariato è che ogni pasto, regolarmente, si conclude con un piccolo “rito del fuoco” in ricordo di quello che liberò l’isola dalla maledizione. Il rito, nella sua forma rinnovata, comprende la preparazione di una miscela di acquavite, zucchero e caffè che viene offerta contemporaneamente a tutti gli ospiti accompagnata dal suono della campana. Ogni anno si commemora la devastazione dell’isola avvenuta nel 1169 da parte di Federico Barbarossa: il sabato della settimana in cui cade il 24 giugno un grandioso spettacolo pirotecnico “incendia” l’isola e la notte sul lago illuminato da migliaia di “lumaghitt” galleggianti.
How to get there: access to Isola Comacina is via lake with boarding in Ossuccio (Taxi-boat) or by means of the Lake Como Navigation which allows landing directly on the island ( www.navigazionelaghi.it ).