Non avremmo scelto di aprire ben tre ostelli in Myanmar se non fosse un Paese interessantissimo da visitare. Se hai tempo, dovresti proprio girartelo da cima a fondo, ma il tempo è denaro, così per farti risparmiare ti facciamo un piccolo bigino dei dieci posti che non puoi perderti per nessuna ragione al mondo.

BAGAN
L’incantevole città di Bagan, o meglio, l’area archeologica di Bagan è forse la principale attrazione del Myanmar grazie alla leggendaria valle dei templi (si dice che un tempo ce ne fossero più di 13.000!), che si estende su una superficie di circa 10 chilometri quadrati. La città è nata nell’874 d.c., quando il re Pyinbya spostò la capitale a Pagan (antico nome di Bagan). Nel 1057 la città diventò centro religioso e culturale del Buddhismo Theravada e la base da cui il re Anawrahta convertì il Paese alla nuova religione, ma poco più di due secoli dopo fu conquistata e saccheggiata dai Mongoli. Visitarla vi darà un’idea del perché questo posto fosse così ambito: “Immaginate tutte le cattedrali medievali europee concentrate in un’area come l’isola di Manhattan: comincerete a farvi un’idea delle ambizioni dei re di Bagan,” si legge sulla guida Lonely Planet. Quando i vostri occhi ne avranno abbastanza di tutti quei templi, vi consigliamo di fare una capatina al Mount Popa, un vulcano di 1518 metri non molto lontano da Bagan, che oltre ad essere una meraviglia naturale è un luogo di pellegrinaggio molto famoso per via dei numerosi siti religiosi presenti sulle sue pendici. Il più noto probabilente è il Taung Kalat, un collo vulcanico sulla cui sommità sorge un monumentale monastero buddista, dimora spirituale dei 37 Nat (spiriti di culto animista) del Myanmar secondo la tradizione locale. Ora, per raggiungerlo dovreste prima fare un minimo di preparazione atletica perché il monastero sta alla fine di una scalinata di 777 scalini. Si sa, la strada per la beatitudine è lastricata di sofferenza e, in questo caso, anche piena di scimmie che non vedono l’ora di portarvi via il pranzo, quindi state all’occhio anche mentre faticate. Sempre nei dintorni di Bagan, nel caso voleste avere un assaggio del Myanmar meno turistico, vi consigliamo di visitare il villaggio di Sat Sat Yo, che mantiene salde le tradizioni birmane tra cui il Sanyitwine, l’acconciatura tipica del luogo.
L’ultimo consiglio che ci sentiamo di darvi su Bagan è dove soggiornare, ma forse vi siete già fatti un’idea…


MANDALAY
Trattandosi del principale centro di comunicazioni e trasporti della Birmania, Mandalay tende a confermare quasi tutti i cliché sulle città asiatiche: smog, traffico, persone dappertutto, motorini dappertutto, persone su motorini, motorini su persone… Ti starai chiedendo per quale motivo ti stiamo consigliando di buttarti in quel flusso di persone e motorini. In realtà sotto lo strato iper-caotico, Mandalay nasconde millenni di storia. Fondata nel 1857 dall’imperatore Mindon Min come capitale dell’ultimo regno di Birmania, le sue imponenti mura furono innalzate per difendere il regno dalla minaccia dei britannici, e diciamo che li tennero alla larga per una trentina d’anni. La città prende il nome dalla collina di Mandalay, dalla quale si può godere di una vista mozzafiato di tutta la città. Evidentemente la vista è sempre stata così spettacolare, tanto che leggenda vuole che Buddha in persona adorasse passeggiarvi. Come avrai capito, c’è aria di spiritualità, infatti attorno a Mandalay sorgono alcuni dei luoghi di culto più famosi del Paese: il monastero Shwenandaw Kyaung, la Pagoda Mahamuni e la Kuthodaw Paya, altrimenti detta “il libro più grande del mondo” per via delle innumerevoli steli incise sulle sue pareti. Appena fuori dalla cerchia urbana consigliamo di visitare quattro cittadine molto antiche: Mingun, Amarapura con il suo U Bein Bridge (uno dei luoghi più fotografati del Myanmar), Inwa (Ava) e Sagaing. Nell’eventualità in cui il pieno di caldo e spiritualità ti facesse venire le traveggole, potresti chiedere allo staff di Ostello Bello Mandalay per quando è prevista la prossima gita alle cascate Dee Doke, il posto in cui i giovani birmani vanno a fare pic nic alcolici e (di conseguenza) gare di tuffi bomba coordinatissimi.

INLE LAKE
Visitare Inle Lake è come entrare in un film di Miyazaki. Ogni scorcio di paesaggio, ogni villaggio costruito sull’acqua in total bamboo, ogni coltivazione di pomodori galleggianti e persino ogni pescatore ti lascerà a bocca aperta. Qui ogni giorno, all’alba e al tramonto, tutto si tinge di rosa: un buon modo per mettere in pausa i problemi, no? Dal 2015 questo lago, il secondo più grande della Birmania, è ufficialmente patrimonio UNESCO in quanto parte del World Network of Biosphere Reserves, data l’abbondanza di specie endemiche che ospita nel suo territorio. Nel caso non sapessi dove soggiornare, abbiamo un suggerimento per te.

YANGON
Conosciuta anche come Rangoon, trattasi della città più grande del Myanmar, di cui è stata capitale fino al 2006. Il suo enorme fascino è dovuto al fatto che, dai tempi della colonizzazione inglese, non sembra essere cambiato molto: palazzi risalenti all’epoca Vittoriana, strade alberate e un centro vivacemente animato da amichevoli venditori ambulanti, esibizioni artistiche e una crescente vita notturna. Detto ciò, i prezzi si mantengono più che accessibili: con 4$ si può avere un servizio completo dal barbiere, con meno di 1$ si può mangiare per strada e con 3$ ci si può assicurare un bel massaggio tradizionale. Consigliata anche una visita al quartiere cinese, che come sempre regala emozioni.

NAYPYDAW
È l’attuale capitale del Myanmar e la sua storia è molto breve considerato che il governo è stato spostato lì soltanto dal 6 novembre 2005. Prima di allora la città vera e propria nemmeno esisteva e nella zona c’erano otto piccoli centri abitati, ognuno con una diversa destinazione di utilizzo: abitativa, militare, sede dei ministeri, internazionale, alberghiera, commerciale, turistica e di svago, oltre che la zona della pagoda Uppatasanti. A quanto pare la costruzione di questa nuova capitale ha preso tutti un po’ alla sprovvista: l’11 novembre 2005, alle 11.11 partì da Yangon una colonna di 1.100 camion dell’esercito che trasportavano 11 battaglioni di soldati e 11 ministri. Se il numero 11 vi sembra ricorrente non siete pazzi, i birmani lo considerano di buon auspicio.

KALAW
Meta prediletta dagli amanti del trekking, Kalaw è la destinazione ideale per chi si sente a suo agio nella natura incontaminata. Trattasi di una cittadina in cima a un colle, nel cui centro, adornato da edifici di epoca coloniale, si trova il mercato in cui contadini e piccoli produttori locali confluiscono per vendere i loro prodotti. Quando ne avrai abbastanza di trekking, ti consigliamo di prendere la macchina perché a 45 minuti da Kalaw c’è il famoso Green Elephant Camp, sito dedicato alla cura degli elefanti che non sono più adatti a lavorare nei campi e alla riforestazione—progetto aperto a tutti coloro che desiderano prendervi parte.

NAT MA TAUNG
Meglio noto come Mount Victoria, il Nat Ma Taung si trova nello Stato Chin ed è un’altra delle mete fatte apposta per chi ama la natura selvaggia e gli sbattimenti. Questa montagna, alta 3.053 metri, è una delle punte più alte di tutto il Sud-Est asiatico. Dal 1994 è una zona protetta dal Parco Nazionale Nat Ma Tung, casa di una rara flora e fauna, nel quale spicca la cittadina di Mindat, resa magica dalle delle donne con i tradizionali tatuaggi in faccia.

KYOTO HTEE YOE PAGODA
La Golden Rock, com’è comunemente conosciuta, è il terzo luogo di pellegrinaggio più importante del Myanmar. Si tratta di una stupa costruita sulla sommità di un grande masso ricoperto da foglie d’oro dagli innumerevoli devoti che si sono recati lì negli anni. La leggenda narra che Buddha in persona, durante uno dei suoi viaggi, donò una ciocca di capelli ad un eremita, che la donò a sua volta al re con l’intento che la reliquia venisse custodita sotto una roccia. La roccia giusta venne trovata in fonda al mare e fu deciso che il posto adatto alla sua collocazione fosse il monte Kyaiktiyo, giusto per limitare gli sbattimenti (a cui i birmani sembrano particolarmente predisposti). Sempre secondo la leggenda, è proprio questa ciocca di capelli a mantenere salda la roccia.

HPA – AN
Anche detta Hpa-An, questa piccola cittadina circondata da montagne è la capitale dello Stato Kayin e una delle mete più amate dai viaggiatori in vena di esplorazione, che vanno giù di testa per le spettacolari caverne nei dintorni. A 15 minuti a piedi dal centro di Hpa-An si trova il lago Kan Thar Yar, dal quale si può godere anche della vista del Monte Zwegabin, un’altra sfida per gli appassionati di trekking: per raggiungere la cima ci vogliono dalle due alle quattro ore, dipende da te. Quindi fai partire il cronometro e avrai una valutazione in tempo reale del tuo grado di agilità. La tua fatica, come al solito, verrà ripagata dall’assoluta meraviglia dei luoghi sacri che i birmani adorano collocare in cima alle montagne—in questo caso ci troverai un monastero, una pagoda, un piccolo ristorante per rifocillarti, ma soprattutto una vista veramente spettacolare. Se non ti è bastato risalire la montagna in tempo record, puoi avventurarti sul versante Sud all’interno della Sadan Cave, una grotta delle dimensioni di un campo di calcio, piena zeppa di statue di Buddha. Se attraversi tutta la grotta (portandoti una torcia, altrimenti rimani lì), dal lato opposto sbucherai in un laghetto segreto molto suggestivo. Sempre a Sud di Pa-An, segnaliamo anche le grotte Kaw Ka Tsung e la pagoda Kyauk Kalap.

PYAY
Potresti prendere in considerazione una sosta strategica in questa piccola città, molto comoda come base operativa per raggiungere una serie di siti archeologici imperdibili. A pochi km dal centro abitato, per esempio, trovi la Shwe Myethman Pagoda, al cui interno risiede un gigantesco Buddha occhialuto—si dice che offrire una preghiera a questo Buddha quattrocchi aiuti a prevenire problemi di vista. A un’ora e mezzo di macchina da Pyay, infine, si può raggiungere Akauk Taung, una scogliera lungo il fiume sulla quale sono scolpite decine di scultura raffiguranti il Buddha.

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