Due ragazzi, un programma radiofonico e un camioncino Westfalia che li porta a trasmettere in giro per la città. Questo è il progetto di Andrea e Alberto, i pirati di Radio Popolare
Fare radio è ancora la cosa più punk che ci sia, e solo i più duri decidono di dedicare il proprio tempo a questo mezzo così poco remunerativo in termini economici, ma che in molti sensi riesce ad arrivare dove i suoi fratelli tecnologici non riescono. Andrea Frateff-Gianni e Alberto Nigro si conoscono più o meno da sempre, ma le loro strade si incrociano realmente soltanto qualche anno fa, in un momento in cui entrambi hanno iniziato a sentire questa incomprensibile esigenza di iniziare a fare radio. Un amico in comune, in realtà il fratello di Alberto, ha capito che i due stavano già sulla stessa frequenza e li ha uniti in un vincolo radiofonico che nel tempo ha preso varie forme, ma non si è mai più dissolto. Dalla radio universitaria del Politecnico a Radio Popolare, passando per Rolling Stone, i ragazzi di PopUp hanno cambiato più volte casa, oltre che nome, e forse questo nomadismo era nella loro natura, dato che ora che sono in pianta stabile su Radio Popolare hanno comunque scelto di starsene sempre in giro, e cavalcando un Westfalia trasmettono ogni settimana da un luogo diverso della città. Una volta al mese Ostello Bello ospita questi due scappati di casa e la loro adorabile crew, così ne abbiamo approfittato per farci raccontare da dove vengono, dove vanno e tutte le fermate intermedie.
Foto di Alice Gemignani
Andrea
Alberto aveva in progetto di creare un programma al Politecnico e stava cercando soci per fare la trasmissione. Io conoscevo bene suo fratello, che deve avermi consigliato come suo potenziale partner ed effettivamente aveva ragione perché appena abbiamo iniziato a fare radio ci siamo resi conto che funzionavamo. All’inizio il nostro programma si chiamava Radio Attiva, poi siamo diventati Jukebox on the Rocks, dopodiché quando siamo passati a Radio Popolare non sapevamo che nome scegliere, quindi abbiamo chiesto agli amici di Apart Collective un consiglio e Andrea Mineo ci ha suggerito un nome che in effetti funzionava molto bene per quella anomalia di Radio Popolare che siamo noi, così è uscito Pop-Up.
La radio itinerante in realtà è nata quando la facevamo in università: una volta per fare festa abbiamo provato a trasmettere una puntata da un locale in Porta Venezia che si chiama Vinile. Da lì abbiamo proposto l’idea a diversi locali ed è nata la nostra collaborazione con Rolling Stone, con il nome Jukebox On The Rocks. Poi Rolling Stone ha cambiato editore e noi abbiamo proposto questo formato a Radio Popolare, con l’aggiunta del camioncino Westfalia, che in realtà è di un ascoltatore che ce l’ha cortesemente prestato, e noi abbiamo iniziato a utilizzarlo come studio mobile o anche semplicemente per trasportare le nostre cose.
Foto di Alice Gemignani
Alberto
Ho iniziato a pensare di fare radio un giorno in cui ero in coda in tangenziale chiuso in macchina incazzato nero con la mia vita (facevo l’ingegnere) e sentivo questi in radio che si divertivano tantissimo. Così ho deciso di mollare tutto e impegnarmi su quella strada.
La parte più bella del progetto è andare in un luogo in cui ci sono una cinquantina di persone che forse non ascolterebbero mai il nostro programma e trasmettere a quelle trentamila che invece lo ascoltano: in questo modo mettiamo in contatto la strada con la nostra audience. A noi piace dare voce al territorio, e per fare questo l’arrivo del furgoncino ci ha aiutato moltissimo.
Andrea
Si potrebbe creare una mappa interattiva con i luoghi di Milano in cui abbiamo trasmesso, da locali a librerie a ostelli fino ad atelier di moda… Dal punto di vista logico sembra non esserci una regola precisa, ma in realtà i posti che scegliamo non sono affatto casuali.
Alberto
I posti che visitiamo sono tutti in linea con quello in cui crediamo, condividono con noi e Radio Popolare una filosofia. Quindi cerchiamo di essere anche una guida per chi ascolta la radio. L’idea è essere una finestra invasiva sul mondo: ogni settimana noi spuntiamo da qualche parte come una di quelle finestre che appaiono sullo schermo del computer, rompiamo le palle per un paio d’ore e poi scompariamo di nuovo.
Foto di Alice Gemignani
Andrea
Ovviamente questa modalità gitana fa sì che siamo pieni di imprevisti: una volta ci è morto il generatore durante una diretta. Era il primo anno che trasmettevamo su Radio Popolare, e ci siamo dovuti appoggiare al Confine, un locale in Coni Zugna, che ci ha cortesemente prestato la corrente. Noi sappiamo che la nostra attività è un po’ pirata, ma è questo il suo bello. Col tempo abbiamo messo su una ciurma che decide di seguirci a suo rischio e pericolo: innanzitutto c’è Giovanni Aloisi aka Urcalagiovanna, fotografo che ci segue in maniera spontanea da qualche anno, poi ci sono diversi rubrichisti che tornano da noi nonostante tutto, come Marco Rossari o Federico Bernocchi, i Tracataiz che si occupano di portare un intervento comico una volta al mese, Marco Rigamonti che dai tempi dell’università ci remixa la sigla e poi ovviamente Serio Sound, il nostro supporto tecnico oltre che psicologico.
Alberto
È la nostra risposta alla crisi: unire un gruppo di persone che interagiscono con un progetto che si espone come un programma radiofonico, ma in realtà ci unisce dal punto di vista editoriale e concettuale, ci dà modo di esprimerci collettivamente. In realtà noi non facciamo praticamente nulla, sono quasi sempre gli altri a fare il programma per noi.
In questi anni comunque sono stati tantissimi i momenti in cui ci siamo addirittura stupiti di noi stessi, di solito succede che prima della trasmissione pensiamo sempre che sarà un patatrac, invece poi riusciamo a portarla a casa dignitosamente: uno è stato quando trasmettevamo dalla Feltrinelli di piazza Gae Aulenti a Milano, avevamo la puntata già pronta, ma quello fu il giorno dell’attentato al Bataclan, quindi in corsa riuscimmo a trasformare la scaletta e fare due ore di diretta su quel tema (fortunatamente la puntata verteva già sulla relazione con la comunità islamica) e addirittura nessun ascoltatore di Radio Popolare si arrabbiò.
Andrea
Per me uno dei momenti più belli è sempre il nostro compleanno, che di solito festeggiamo al Bar Basso, il nostro posto preferito a Milano perché la prima puntata in FM l’abbiamo realizzata da loro. Quando trasmettiamo lì è una grande soddisfazione perché vengono tutti i nostri amici, imballiamo il locale e ogni volta che torno a casa dopo quella puntata mi sento veramente pieno di amore.
Alberto
La nostra unione funziona perché tendenzialmente siamo in disaccordo su tutto e le poche volte in cui andiamo d’accordo prendiamo decisioni che stranamente funzionano. Poi lui sta simpatico a quelli a cui sto antipatico io e viceversa, e quindi abbiamo queste due anime: lui legge un sacco, scrive, sceglie la musica, io mi dedico al sociale, racconto le storie, viaggio… E quindi ci completiamo. Diciamo che in due ne facciamo uno buono.
Foto di Alice Gemignani
*5 Posti di Milano consigliati da Andrea di PopUp
- Parco Sempione, il nostro Central Park, meta preferita sin dai tempi in cui da disertore liceale professionista si bigiava la scuola con l’alverman nella tasca del Barbour
- Pavè, essendo un fanatico delle colazioni, le migliori brioches della città
- Il bar Luce di Wes Anderson dentro la fondazione Prada
- Via Mozart, una delle vie più eleganti di Milano, da fare in bici bighellonando o per andare a Villa Necchi Campiglio
- Il Cimitero Monumentale, per ovvi motivi lo frequento sin da piccolo (mia mamma è sepolta lì), negli anni ho imparato ad apprezzarlo, quando voglio fuggire ancora oggi vado lì
*5 Posti di Milano consigliati da Alberto di PopUp
- Il laghetto del Parco Forlanini, popolato da pappagalli e tartarughe
- Il mercato comunale di Via Crespi
- Bar Bah in Isola
- Parco della Guastalla
- Abbazia di Chiaravalle