Da qualche anno a questa parte il concetto di clubbing ha subìto una trasformazione per certi versi piacevole, che ha fatto in modo che oggi andare a ballare non abbia una sola accezione, ma possa comportare diversi modi di vivere la notte, alcuni più “duri e puri”, altri più rilassati, e la storia di Rollover (che negli anni ha perso il cognome Beethoven), una festa nata per puro divertimento in un bar sui Navigli e cresciuta al punto da diventare uno dei punti di riferimento della notte di Milano lo dimostra. Dopo anni di vagabondaggio in diversi locali della città, la crew di Rollover ha finalmente trovato una casa: l’Apollo Club, uno spazio sui Navigli che in realtà non è soltanto una discoteca. In un pomeriggio piuttosto afoso di Milano sono andata a trovare Marcellina e Tiberio, due delle anime di Rollover, e la loro bimba Dea (che detto fra noi è la vera regina dell’Apollo) e mi sono fatta raccontare la storia di questa strada un po’ tortuosa ma piena di soddisfazioni che li ha portati fino a qui.

Marcellina e Tiberio arrivano a Milano nel 2007 “Già per noi era una rivoluzione, andavamo principalmente alle feste di Pig, che coprivano più o meno quello che andava ai tempi a livello musicale, tipo il French touch o il Nu-Rave, poi c’era Plastic, il Privat, il Pink is Punk, erano gli ultimi anni del Gasoline e del Sottomarino Giallo. La nostra vita mondana comunque era tutta improntata sullo scrocco perché non avevamo una lira… Anche per questo il nostro party abbiamo deciso di farlo free entry.” Tiberio ha sempre suonato e anche in Puglia aveva iniziato a organizzare feste “però giù era più difficile,” mi dice. “Allora c’era una netta differenza tra chi andava a vedere i concerti e chi andava a ballare: c’era la borghesia che andava a prendersi i tavoli in discoteca e poi c’eravamo noi poveracci che andavamo ai concerti. In realtà dalla metà degli anni Novanta con i Daft Punk, i Prodigy e i Chemical Brothers era iniziato il periodo in cui la musica da discoteca e la musica da concerto iniziavano a non a non essere più così nettamente distinti, e qui a Milano c’era un seguito per quel mondo lì, mentre in Puglia suonava ancora tutto assurdo. Vista con gli occhi di un provinciale, Milano era una roba super affascinante.”

Foto di Alice Gemignani

Rollover nasce all’incirca cinque anni fa, principalmente da un’idea di Tiberio. Lui e Rocco (un altro fondatore di Rollover) avevano iniziato a mettere dischi al Meg, un piccolo bar sul Naviglio, mentre Marcellina lavorava nella moda. Ogni serata al Meg si trasformava in un piccolo ritrovo tra amici “Abbiamo iniziato ad arrivare in un po’, poi eravamo sempre di più, finché non ci stavamo nel locale e imballavamo tutto il Naviglio… Forse è anche per merito nostro che il Naviglio poi è diventato pedonale!” Mi racconta ridendo Marcellina.Dda lì Ci siamo spostati allo Zog e poi una sera ci siamo trovati per caso a ballare nel sotterraneo del Tombon de San Marc. Quella sera c’era un DJ che suonava praticamente solo per noi, ma il posto ci piaceva un sacco, così Tiberio si mette a discutere con il proprietario del locale e gli propone di andare a suonare lì. Insomma la cosa si fa seria e dopo una settimana il proprietario inizia a chiamarci per capire quando avremmo voluto organizzare la festa. Inizialmente la cosa ci prendeva malissimo, un po’ perché comunque il posto era molto più grande di quelli a cui eravamo abituati, un po’ perché abitando in Via Malaga di solito uscivamo sempre sui Navigli, che sono comunque una zona di passaggio, e spostarsi a Brera era un bel rischio. Dopo un paio di settimane in cui ogni volta che il tipo lo chiamava Tiberio trovava una scusa diversa, abbiamo deciso di fissare una data per la prima serata Rollover vera e propria.” “Ai tempi poi ci chiamavamo Rollover Beethoven,” continua Tiberio, “non avevamo nemmeno un’idea di grafica o comunicazione, Facebook non era ancora utilizzato come oggi e noi non sapevamo nemmeno da dove iniziare per pubblicizzare la serata, le nostre PR erano tutto passaparola, ovunque andassimo invitavamo tutti alla nostra festa. Per l’occasione abbiamo contattato il DJ Diego Angelico Escobar chiedendogli di diventare il nostro resident, Piotr Niepsuj che ci ha dato una mano con la grafica, e si sono unite a noi le prime due “rolloverine,” Polly e Valentina, un’altra parte importantissima dello staff—tutti loro accettarono di aiutarci pro bono, probabilmente perché vedevano che era un progetto nato semplicemente per la voglia di farlo. Io comunque nel frattempo avevo preso l’abilitazione per diventare avvocato penalista, quindi ho detto a tutti che se quella volta non fosse andata sarei tornato a fare il mio “lavoro vero” e amen.”

Insomma, arriva il fatidico giorno della prima serata Rollover e la serata va alla grande, talmente bene che, mi dicono Tiberio e Marcellina, il proprietario ricalcolò da solo la percentuale da dare a Rollover per pagarli di più. “Pensa noi che eravamo abituati a fare DJ set pagati al massimo 50 euro, ci sembrava di vivere un sogno!” Mi racconta Marcellina. “Solo che dopo la prima devi fare la seconda, e per quella ci impegnammo forse anche di più e venne ugualmente una bomba. Poi successe che la terza festa cadeva proprio durante la Fashion Week, e siccome molti di noi bazzicavano nell’ambiente abbiamo provato a inventarci una cosa per tentare di portare le persone della moda da noi anziché alle solite feste, e quindi per quella volta abbiamo pensato di fare tutto alla vecchia maniera, tramite invito cartaceo e passaparola. E poi è successo l’impensabile. Ai tempi lavoravo per Neil Barrett e caso vuole che lui quella sera non avesse organizzato nessuna festa. Io ovviamente ero lì nel backstage della sua sfilata a invitare modelli, giornalisti, tutti quelli che potevo insomma, finché a un certo punto arriva Neil e mi chiede se stessi dicendo che quella era una festa sua. Al che gli ho fatto vedere l’invito e gli ho detto che assolutamente no, non c’era scritto da nessuna parte che era una festa sua, e lui mi ha risposto “No no, Diciamo che la festa è mia.” Senza pensarci due volte, gli ho detto subito di sì, anche perché per noi era una figata essere la festa ufficiale di Neil, e quindi da quel momento è stato lui a invitare tutti, anche quelli più seri, a venire alla nostra festa. Da quella sera non ci ha tenuto più nessuno, Rollover ha iniziato ad andare così bene che alla fine al Tombon non ci stavamo più.”

Foto di Alice Gemignani

“Caso vuole,” riprende Tiberio, “che il proprietario del Tombon fosse anche il proprietario dell’ Osteria dei Binari in Via Tortona, che era anche il posto in cui ci incontravamo per discutere della festa, e quando gli stavo dicendo che dovevamo cercare un altro posto mi sono guardato intorno e gli ho proposto di spostarci proprio lì, ai Binari. “Ma come qui? Questo è il mio ristorante di punta, non si può mica farci feste,” mi dice. Io gli rispondo di stare tranquillo, che avremmo pensato a tutto noi, avremmo spostato i tavoli, montato l’impianto… Insomma, tanto ho fatto, che alla fine ha ceduto e abbiamo iniziato a fare Rollover ai Binari. Qui per noi comincia un periodo molto felice, ma anche di grande sbattimento: tutte le sere ci trovavamo a spostare tavoli, a montare impianti, a fare in modo che un ristorante elegante si trasformasse in un club in grado di accogliere 1200 persone. Nel frattempo iniziamo a ricevere un sacco di richieste dai Club per fare un fisso da loro, richieste che abbiamo sempre cortesemente declinato perché Rollover è nato con una formula alternativa al clubbing tradizionale, e ci tenevamo a mantenere quella linea. Per noi la forza più grossa è stata dire no a tutti e andare sempre avanti con la nostra strada, quasi anche in maniera masochistica se vuoi, dato che sicuramente avevamo scelto una strada più difficile di quella tradizionale. C’è anche da dire che siamo nati in un periodo in cui il club in sé era un po’ in crisi e proporre una serata diversa, in cui non dovevi andare per forza a ballare ma potevi semplicemente trovarti con gli amici a chiacchierare, ha funzionato. Anche la nostra selezione musicale, in un momento in cui andava molto la Techno, era invece molto più morbida: andavamo dal Funk alla disco fino a sfociare in una House ricercata, rivolta a un pubblico più adulto, roba che allora a Milano si sentiva pochissimo. La ricerca dei guest è andata naturalmente su quella linea. In ogni caso facciamo sempre tantissima ricerca, e devo dire che un po’ mi dispiace che forse questa notorietà repentina di Rollover, l’hype che gli si è creato intorno quasi indipendentemente da noi, abbia forse spostato l’attenzione dal lato musicale, che invece per noi è una priorità assoluta.”

Foto di Alice Gemignani

“La seconda stagione di Rollover ai Binari va alla grande, finché la situazione, come al solito, diventa ingestibile,” mi racconta Marcellina. “Ma a noi comunque non importava, ci saremo anche presi delle denunce pur di continuare a fare le nostre feste, soltanto che alla prima della terza stagione ai Binari sono arrivate 3000 persone, e il proprietario a fine serata, con la data della seconda festa già fuori e l’ospite già annunciato, ci dice che è diventato impossibile continuare a far feste lì. Nel frattempo abbiamo iniziato a fare l’estivo ai Canottieri—un altro posto abbastanza inconvenzionale e quindi un’altra situazione che ovviamente non poteva sostenersi a lungo, nonostante fosse una figata totale fare serate lì, non sembrava nemmeno di stare a Milano. Insomma, ci ritroviamo così all’improvviso senza un posto, io era incinta, mi ricordo che giravamo per la città con questo Pandino scassato in cerca di un locale e, nonostante la disperazione, rifiutando strenuamente tutte le proposte dei club tradizionali. Alla fine passando a fianco ai Magazzini Generali abbiamo trovato questo posto che si chiama Item, un po’ piccolo rispetto ai Binari, però comunque non ci dispiaceva. Parliamo con il proprietario e gli diciamo che volevamo fare la festa lì e lui ci risponde “ma Rollover quello vero? Ho provato a venirci un paio di volte e non sono mai riuscito a entrare.” Nel frattempo comunque cercavamo un posto in cui rimanere in modo più stabile.”

Foto di Alice Gemignani

“Un giorno mi è tornato in mente questo posto,” continua Tiberio, “che era un locale latinoamericano in zona nostra, sui Navigli. Decido di andare a fare un tentativo e quando metto piede in quello che poi sarebbe diventato l’Apollo mi trovo davanti un posto che ti giuro ai miei occhi sembrava Gardaland: gigantesco, arredamento azteco, elementi talmente trash da risultare fighissimi… Dovevamo averlo. Da lì abbiamo iniziato una piccola battaglia con il proprietario di allora, che invece voleva rinnovare il locale togliendo tutto quel trash e rimpiazzandolo con un’aria da discoteca fighetta, che era proprio quello che rifuggivamo dall’inizio. Abbiamo contattato gli architetti che conoscevamo e gli abbiamo fatto avere un progetto alternativo, più in linea con quello che ci saremmo immaginati. Nel frattempo ci aveva contattato questa persona che adesso è il nostro socio e finanziatore: aveva seguito Rollover negli anni, ma quando abbiamo fatto suonare i Too Many Deejays ai Binari senza annunciare guest e a entrata completamente libera ha deciso che avrebbe sposato la causa. Grazie a lui siamo riusciti a prendere l’Apollo, di cui dal marzo dell’anno scorso siamo soci, ma soprattutto gestori e direttori artistici. Questo ci permette di fare una programmazione che preveda anche generi diversi, serate in cui sperimentare cose nuove. Poi sai, dopo aver girato in lungo e in largo la città ci siamo ritrovati ad avere casa e lavoro nello stesso quartiere. Alla fine Milano la vivi come vari paesini, quindi ora che abbiamo una famiglia avere tutto a portata di mano è una figata.

“Anche per quanto riguarda il ristorante ci siamo sbattuti un sacco,” mi dice Marcellina. “Volevamo trovare qualcuno che facesse con il cibo quello che noi vogliamo fare con la musica, ovvero qualcosa che possa piacere a tutti, ma che sia anche raffinato. Dopo varie ricerche abbiamo trovato uno chef che ha colto in pieno la nostra filosofia: si chiama Bruno Cossio, ha origini brasiliane, infatti nei suoi piatti c’è sempre un twist tropicale che non ti aspetti. Per noi ha pensato a due diversi menu: per la zona aperitivo ci sono le sue Tapas Gourmet che costano dai 4 ai 7 euro, mentre per la parte ristorante ha pensato a un menù più tradizionale. Insomma, c’è la parte più seria e la parte più rilassata, ma qualunque sia la tua esigenza ti diamo da mangiare. Poi considera che questa formula polifunzionale nasce anche da noi: da tutte le volte che andavamo a mangiare fuori e ci sarebbe piaciuto essere già nel locale in cui poi saremmo andati a ballare. Abbiamo cercato una formula di condivisione diversa da quella del classico ristorante in modo da poter avere i nostri ospiti con noi dall’orario aperitivo fino a tarda notte. Il nostro obiettivo è creare un ambiente aperto, in cui le persone possono venire e stare tutto il giorno scambiarsi le idee cenare insieme magari rimanere a parlare fino a tardi.” “Se ci pensi,” continua Tiberio, “ultimamente stanno aprendo un sacco di posti iper-settoriali: la tequileria, la saketeca, il panzerottaro… Noi invece volevamo creare innanzitutto un ambiente di connessione, un posto in cui possano nascere collaborazioni, in cui si possano lanciare artisti, DJ, registi… Che è un po’ quello che facciamo da sempre con Rollover: un sacco di coppie si sono messe insieme da noi, moltissime persone hanno iniziato a lavorare insieme dopo essersi conosciute a Rollover. Noi diamo lo spazio a queste persone di poter interagire e adesso diamo loro anche del buon cibo, oltre alla musica. E io ci tengo a fare questa cosa per una città come Milano in cui tutto è molto frenetico, ci tengo a creare un posto in cui sia tutto più rilassato e forse se qui ci fossi nato non avrei avuto così tanta fame di riuscire a realizzare quello che avevo in mente, ma noi che veniamo da fuori siamo decisamente più agguerriti. Poi Milano mi piace perché è una città che ti devi conquistare piano piano, quindi certo le cose non sono facili, ma qui sono possibili.”

*5 posti di Milano consigliati da Rollover

Via Paolo Sarpi: Mi piace un sacco andare in questo quartiere la domenica, mi piace l’atmosfera che si crea, ha una sua anima.

Ugo: Forse il nostro cocktail bar preferito, e non lo diciamo soltanto perché è il posto dell’ex proprietario del Meg (dove abbiamo iniziato) o perché ha chiamato il locale come il nostro cane.

Santeria: Un posto con un concetto molto simile all’Apollo, in cui c’è molta aggregazione e un sacco di cultura. 

Parco delle Basiliche: Quando siamo arrivati a Milano frequentavamo tantissimo la zona Ticinese, quindi quello è rimasto il nostro parco del cuore.

Gum: Oltre ad essere nostri amici, questi ragazzi sono i nostri parrucchieri di fiducia. 



Rollover – Apollo Club
Via Giosuè Borsi 9, Milano
☎︎ 02 3826 0174

Aperto
Mer, Gio 19–3
Ven, Sab 19-4
Dom 12-1

Metro M2 Romolo
Bus 47 Via Segantini Via Gola
Bus 71 Alzaia Nav. Pavese, 60
Bus 90,91 Piazza Belfanti

Ci trovi anche su