John Cage, l’autore della composizione muta 4’33’ (da ascoltare a tutto volume), sosteneva che non esiste uno spazio totalmente vuoto, che c’è sempre qualcosa da vedere o da sentire e la cosa realmente impossibile da ottenere è il silenzio totale. Qualche anno fa Alberto Boccardi e Nicola Ratti, due sperimentatori del suono di casa a Milano, decidono di aprire uno studio che non fosse soltanto il loro studio, ma che potesse diventare un luogo di ricerca condivisa sul suono. Quel posto si chiama Standards e inizialmente era concepito come uno spazio vuoto, appunto: le pareti bianche del grosso stanzone che Alberto e Nicola avrebbero dedicato alle performance erano la base neutra da cui partire per la loro ricerca sonora e per quella degli artisti che Standards avrebbe ospitato di volta in volta.

“Avevamo l’esigenza di unire il lato autoriale con quello pubblico,” mi racconta Nicola. “Il nostro intento primario era creare un centro di ricerca legato alla musica e al suono—cosa che a Milano non c’era, quando invece ci sono tante persone che da anni sperimentano con la musica. Avevamo bisogno di un punto d’incontro, di un catalizzatore che unisse gli artisti tra loro e fosse un ponte con il pubblico.” Alberto e Nicola, però, sono musicisti, e nonostante Nicola avesse curato in passato una serie di eventi per O’ Artoteca, il fattore eventi all’interno di Standards si è sviluppato anche grazie alla collaborazione con Terzo Paesaggio, associazione che anima la città grazie all’agenzia booking Basemental e agli eventi S/V/N/, che spaziano dal clubbing più ricercato alle performance in auditorium.

“Noi arriviamo da un’esperienza diversa sia come ambito musicale che come tipologia di manifestazione,” spiega Michele Lori. “Loro invece vengono dall’elettroacustica, da una sperimentazione un po’ più colta, quindi ci siamo incontrati a metà strada e abbiamo provato a fare qualcosa di nuovo. E così abbiamo iniziato a organizzare concerti. La prima cosa che ci ha stupito è che, nonostante le radici diverse, è stato molto naturale trovare una convergenza di visioni. Un’altra parte interessante di questa collaborazione, per noi, è la possibilità di lavorare in uno spazio ibrido, uno studio-concept con una dimensione che permette sia di aprirti completamente al pubblico che di scegliere a che cerchia rivolgerti. La programmazione per uno spazio di questo genere è molto più libera rispetto a quella di eventi che devono rispondere a esigenze di mercato; ti permette anche di fluidificare l’offerta e di avere di conseguenza un pubblico ogni volta diverso.”

Foto di Alice Gemignani

Grazie all’arrivo di Basemental e all’apporto di ogni singolo artista che passa per Standards, il luogo, da totalmente vuoto, inizia a prendere una forma tutta sua, seppure i suoi gestori ci tengano a mantenere lo spazio il più possibile neutrale e modulabile secondo le esigenze dei musicisti che lo abitano. “La sala,” mi dice Nicola, “all’inizio era tutta bianca e vuota, aveva anche un suono non del tutto bello, ma non volevamo riempirla di orribili pannelli fonoassorbenti, quindi abbiamo ideato l’installazione permanente che si vede ora in sala, che si chiama Cavo. L’abbiamo realizzata come Frequente, l’associazione culturale che presiedo io insieme a Gaia Martino e Attila Faravelli, insieme all’artista Nicola Martini e al designer Vittorio Cavallini. Abbiamo scelto di modificare la sala usando assi di legno per spezzare le onde sonore. In questo modo il suono è migliorato nettamente. Oltretutto Cavo è un’installazione modificabile dall’artista, che può spostarne alcune parti per modulare il suono a suo piacimento. In questo modo ogni singola performance che avviene qui dentro è totalmente unica e inedita. Sappiamo che il suono che offre Standards non è esattamente da manuale di acustica, ma ci piace l’idea di sfruttare le imperfezioni dello spazio, le sue variabili, a nostro vantaggio. Per me che vengo dall’architettura la sperimentazione sonora e lo studio degli spazi, dei materiali, vanno di pari passo.”

“Quest’anno,” continua Nicola, “abbiamo anche collaborato con due curatrici, Gaia Martino e Roberta Pagani, che hanno portato all’interno di Standards un taglio curatoriale puramente artistico. Il nostro intento è che le mostre che organizziamo qui dentro abbiano sempre comunque un legame con il suono. Per quanto riguarda la programmazione musicale, oltre a portare dentro Standards il panorama da cui provenivo, abbiamo lavorato molto a livello internazionale, per valorizzare le connessioni di questo spazio con associazioni e spazi simili che stanno fuori dall’Italia. In un certo senso è come se il riverbero di questo spazio si sente forse più all’estero che tra i confini nazionali.” L’impronta internazionale di Standards in realtà era già data dalla presenza di Archive Books, mi racconta Michele. “Loro sono una casa editrice tra Berlino e Milano. Avere professionalità così diverse nello stesso studio accentua anche il lato multidisciplinare di Standards: qui dentro ci sono loro che si occupano di sound art, noi del lato organizzativo, mentre Archive prende tutta la parte teorica, diciamo che facciamo il giro completo.”

Uno spazio del genere, che in parallelo alla ricerca sonora si propone di instaurare un dialogo con il pubblico, sarebbe stata una bella sfida in qualsiasi quartiere di Milano, ma, in parte per esigenze personali, Standards sta in Bovisa, un quartiere decentrato della città in cui non ci sono locali trendy e i turisti, se arrivano, è perché hanno sbagliato strada. Quella che apparentemente potrebbe suonare come un lato negativo, però, sta diventando un nuovo stimolo per Nicola, Michele e gli altri, che riflettono parecchio su quale sia il modo migliore con cui Standards possa contribuire alla vita di quartiere, senza per forza volerlo trasformare in un posto cool, ma anzi, rispettandone la natura di periferia. “Faccio parte di un’associazione culturale che si chiama Terzo Paesaggio,” mi dice Michele. “Il nome deriva da una teoria botanica sull’importanza del paesaggio che si crea tra urbanizzazione e natura. Questo è un territorio da preservare, quindi per contrastare la gentrificazione bisogna andare verso l’inclusione e la valorizzazione della periferia. Nel suo piccolo, Standards riesce a racchiudere la residenza artistica, l’ospitalità, l’accoglienza e la restituzione pubblica rispettando il contesto in cui è inserito.”

Foto di Alice Gemignani

“Per questo,” conclude Nicola, “abbiamo intenzione di intensificare le nostre relazioni col territorio, promuovendo, ad esempio, corsi di educazione al suono per bambini, volti a sviluppare la capacità di ascolto, più che quella di suonare uno strumento, anche al di fuori della fruizione musicale. 

Siamo coscienti che questa non è una sala da concerti, non è un locale, per cui vogliamo cercare di coinvolgere il pubblico in aspetti diversi da quello prettamente performativo. Un altro progetto che abbiamo in canna è una serie di performance organizzate in giro per il quartiere, fuori dalle mura di Standards. Se ce la facciamo venite, saranno divertenti.”

*5 posti di Milano consigliati da Standards:

LATTERIA MAFFUCCI: Una coppia mista sardegna-campania dalla cui cucina escono piatti chiaramente micidiali (anche i contorni sono incredibili). A pranzo ci mangi con pochi euro, mentre la sera aprono su prenotazione e fanno soltanto cucina sarda (attenzione: pare che le loro seadas siano le migliori della città).

ROB DE MATT: Un posto con un bellissimo giardino che per noi è una lucetta di speranza in questo quartiere, gestito da persone molto ok.

O’ ARTOTECA: Per noi O’ è un punto di riferimento, e così per molti altri artisti milanesi.

SERENDEEPITY: Tra tutti i negozi di dischi di Milano è quello che ci piace di più

MACAO: Forse lo spazio più importante per la sperimentazione e la condivisione a Milano, sperando che resista il più possibile.



STANDARDS
Via Maffucci 26, Milano
info@standardstudio.it

Metro M3 Maciachini
Bus 91, 92 Piazzale Nigra
Tram 2, 14 Piazzale Nigra

Ci trovi anche su