In Italia parlare di sesso è ancora per molti versi un tabù e, nonostante a Milano si respiri un clima decisamente più rilassato rispetto a molte altre città della nostra cattolicissima penisola, la strada che porta alla liberazione sessuale è ancora piena di ostacoli. Frida non ha ancora trent’anni, ma il suo WOVO Store, uno spazio curatissimo di pochi metri quadrati in cui ha scelto di vendere lingerie, prodotti in lattice e una selezione ultra raffinata di sex toys, è stato per molti versi una scommessa, un azzardo.

“Ho vissuto qualche anno a Londra ed è lì che ho iniziato a raccogliere materiale per il mio e-commerce. Allora vendevo principalmente abbigliamento femminile fatto a mano. Non avevo un enorme giro anche perché, se non vendi marchi conosciuti, ci metti un po’ a ingranare. Però avevo già una buona selezione di intimo, e vedevo che funzionava, allora quando sono tornata a Milano qualche anno più tardi ho deciso di concentrarmi su quello. All’inizio nemmeno qua avevo un giro, ma partendo da brand piccolini, artigianali, ho iniziato a muovere i primi passi.”

Foto di Alice Gemignani

Frida non è mai stata particolarmente coinvolta dall’industria della moda, ma, ci racconta, da quando era piccolina ha sempre desiderato avere un negozio. “Mia nonna è sarta, quindi adoravo i tessuti, camicie, abiti, bottoni, passavo tanto tempo da lei ed ero super affascinata da quel mondo. Fin da piccola, giocavo ad avere il mio negozio. Non avevo idea di cosa ci avrei messo dentro, ma non importa, immaginavo di avere un posto in cui accogliere tutti come amici. Sarà che sono figlia unica, quindi per compensare ho sviluppato un lato socievole del mio carattere che mi ha portato fino a qui.”

“Nei tre anni che ho passato a Londra avevo già provato a cercarmi uno spazio, ma gli affitti erano veramente proibitivi e oltretutto—cosa che assolutamente non mi aspettavo—mi è successo che qualcuno addirittura si scandalizzasse per i miei prodotti: mi hanno detto che era roba “troppo spinta”… Ti rendi conto?  Poi, nell’ottobre 2015, sono tornata a MIlano, lavoravo come stylist, ma non era proprio il mio. Intanto continuavo a vendere le mie cose sul sito, ma sentivo l’esigenza del contatto diretto col pubblico. Quindi ho iniziato a cercare temporary shop a Milano, senza sperarci molto, vista la mia esperienza passata a Londra, e poi ho trovato questo spazio. Pensa che la tipa che c’era dentro prima vendeva abiti da sposa! Diciamo che ho ribaltato un po’ la situazione. Il giorno del mio compleanno di due anni fa ho firmato il contratto—avevo 28 anni. Ho passato tutta l’estate successiva a fare ricerca per trovare un arredamento che mi convincesse, perché qui era tutto bianco. Non avevo budget, quindi è tutta roba usata, ma fa il suo effetto!”

Foto di Alice Gemignani

La prima cosa che colpisce, senza dubbio, entrando da WOVO, è questo gigantesco neon a forma di tettone—che immaginiamo serva in parte anche come disclaimer: se non sei pronto a guardare in faccia questa sfera della sessualità, a giocarci e a toglierti di dosso una serie di pregiudizi, fai prima a non entrare.

“Non ho mai spinto per promuovere questa o quella concezione del corpo, vorrei piuttosto trasmettere l’idea che non importa se hai le tette piccole o le tette grosse, se sei in carne o smilza. Va bene tutto, io vendo prodotti per ogni tipo di fisico. Certo, quando organizzo i photoshooting è un po’ più dura trovare modelle con un po’ di ciccia, perché lo standard più comunemente accettato è il corpo magro, quindi chiaramente insisto nella direzione opposta, ma senza stare a pensare a grasso o magro: per me l’importante è l’accettazione e la venerazione del proprio corpo, la ricerca del proprio stile. La mia filosofia è: fai quello che vuoi, come vuoi, quando vuoi. Se vuoi mostrare la pancia fallo, se vuoi andare in ufficio vestita in lattice fallo, l’importante è che non ti lasci intimorire dal giudizio degli altri. E per fare questo devi imparare a conoscerti e a trattarti bene.” Nonostante la sua clientela sia prettamente femminile e la concezione stessa di WOVO sia promuovere una libertà di scelta sessuale soprattutto per le ragazze, Frida è abbastanza restia a definirsi una femminista: “Non mi piace l’idea di seguire questa sorta di trend femminista che adesso va per la maggiore. Non ho voglia di appropriarmi di definizioni su cui ultimamente è comodo saltare sopra. Per me il femminismo non è una categoria, a me non interessa stare nelle categorie, mi interessa l’accettazione, in generale, del corpo maschile e femminile, dell’intero spettro della sessualità. Mi interessa trattare il sesso come un argomento di cui non ci si deve vergognare e di cui si può parlare con naturalezza: non c’è niente di scabroso e nessuno dovrebbe temere che il proprio collega o il proprio vicino lo giudichi per quello che fa. Ai milanesi importa ancora troppo di quello che pensano gli altri, è questo che dobbiamo combattere.”

Foto di Alice Gemignani

A questo punto è impossibile non parlare dei sex toys e dell’impatto che una selezione del genere, che Frida ha collocato in bella vista sul banco della cassa, ha avuto sulla sua clientela. “I sex toys sono capitati per caso. Il mio fornitore inglese aveva anche questi dildo in vetro che ho sempre trovato oggetti molto belli, e siccome il prezzo era accessibile, quindi potevo proporli a poco, mi sono detta: perché no? Ecco, da quando ho deciso di tenerli in store sono forse l’articolo che vendo di più!” A Milano non ci sono molti posti come WOVO, anzi, probabilmente nessuno, e prima che arrivasse Frida se volevi acquistare un sex toy l’unica scelta era andare in un sexy shop vecchio stile—un ambiente che spesso per una ragazza risulta un po’ respingente. “…E poi quasi sempre c’è un uomo dietro al bancone. Forse è per questo che non ti viene da chiedergli consigli: manca la dimensione leggera della cosa. Qui dentro invece tento di far passare il messaggio che qualsiasi cosa compri lo fai per divertirti e prenderti cura di te stessa. Poi cerco sempre di raccontare la storia degli oggetti che vendo. Tanti mi chiedono perché ho scelto il vetro, io rispondo sempre che è una questione di puro gusto, alla fine tecnicamente non c’è un meglio o un peggio, ma esteticamente non c’è paragone: i dildo in vetro sono molto più accattivanti, sono proprio fighi. Qui poi vengono anche molte ragazze giovani che non hanno mai usato sex toys prima, e oggetti apparentemente così innocenti in molti casi sono un buon inizio.”

Oggi intorno a WOVO c’è una rete di persone che l’hanno preso come punto di riferimento: MYSS KETA, paladina mascherata delle notti milanesi, molto spesso sceglie il lattice di WOVO per vestire se stessa e le ragazze di Porta Venezia, e come lei molti altri hanno eletto il piccolo store di Frida a simbolo di una concezione libera della sessualità e della femminilità. “Anche questo è avvenuto per puro caso. Io non mi considero queer, ma questo posto ha acquisito un valore aggiunto di libertà e accettazione di sé che ha naturalmente attratto tantissime persone che vivono la propria sessualità senza problemi. Ci siamo fatti forza a vicenda, anche perché se ti guardi intorno da una parte trovi l’alta moda, che spesso porta avanti una concezione molto limitante del corpo, oppure lo street style, che invece ha tratti prettamente mascolini. Noi non siamo niente di tutto questo.” Oltre agli amici più fedeli, i clienti di WOVO sono di tutti i tipi: “Dalla ragazzina alla signora di mezza età che ha voglia di giocare con il suo corpo. E il momento più bello è quando questi mondi si incontrano, quando la signora di sessant’anni è in camerino che si prova un vestito in lattice e la ragazza giovane le dice: cavoli, lo sai che stai proprio bene?”

Foto di Alice Gemignani

“La soddisfazione più grande, da quando esiste WOVO, è vedere che le persone continuano ad appoggiarmi, a venire qua, ad essere interessate a quello che succede tra queste mura. Quando ho aperto questo posto il mio desiderio era che diventasse un luogo d’incontro. Poi quello che vendo diventa quasi una scusa: la parte migliore è quando ci si siede sul divano e si inizia a chiacchierare, a scambiarsi idee, a fare nuove conoscenze. Per me il più grande traguardo è sapere che qui dentro si sono incontrate persone che forse non si sarebbero mai parlate nella vita e che poi magari iniziano progetti insieme, con me o anche senza di me. Vedere che questo posto è diventato più grande di me, mi scavalca e inizia ad avere un’energia tutta sua. Ecco, questo è un sogno, è quello che ho sempre sognato di realizzare.”

 

*5 posti di Milano consigliati da Frida:

VIA OLMETTO E DINTORNI: Adoro camminare nelle stradine strette del centro di Milano, possibilmente di notte quando non c’è nessuno, col silenzio e la luce gialla. Consiglio a tutti di perdersi nella zona dietro Missori, in quelle strade in cui non ci sono negozi e a malapena passa un motorino.

MERCATO DI CERMENATE: io sono nata in Barona e adoro la zona che va da lì a Chiesa Rossa, è proprio il mio quartiere. Mi è sempre piaciuto questo mercato a cui andava il mio nonno.

MERCATO DI VIA OSOPPO: un altro mercato, un altro ricordo legato alla mia infanzia.

RITA&COCKTAILS: ogni tanto vado a bere in questo locale perché fanno un drink che mi piace troppo, si chiama “Stecca Lecca” ed è al limone e liquirizia. Totale.

THE YARD: Nel caso voleste farvi un aperitivo in puro stile PIMP.



WOVO Store 
Via Savona 45, Milano
☎︎ 02 48674869

Aperto dal lunedì al sabato
14.00 – 21.00

Bus 68 Via Bergognone
Tram 14 Piazza del Rosario

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